Dieta Chetogenica o Vita Chetogenica?

Sono tantissime le persone che nel corso degli ultimi anni, dopo essersi avvicinati ad una dieta chetogenica con lo scopo di dimagrire, decidono di proseguire, intraprendendo questo regime alimentare come un vero e proprio stile di vita

D’altronde, è del tutto comprensibile. 

Il senso di benessere, il vigore, la lucidità mentale e il controllo alimentare che derivano da uno stile alimentare chetogenico difficilmente porta a desiderare un ritorno ad una “normale alimentazione”, nella quale molti riferiscono un ritorno del senso di stanchezza, sonnolenza dopo i pasti, brain fog e, soprattutto, costante appetito e desiderio di carboidrati.

Prima di affrontare il tema in oggetto, ovvero delle differenze tra una dieta e una Vita chetogenica e se sia sicuro o meno di rendere questo regime alimentare un modo di alimentarsi per la vita, è opportuno chiarire alcuni punti. 

Cos’è una dieta?

Contesto clinico a parte, nell’immaginario collettivo la dieta rappresenta quella - quanto più possibilmente breve - finestra di tempo in cui si adottano restrizioni, limitazioni ed esclusioni a livello alimentare, al fine di perdere il quantitativo di peso necessario a raggiungere il proprio peso forma. 

Da questa concezione estremamente negativa della dieta scaturisce, inevitabilmente, il desiderio di ridurre al minimo la sofferenza che sembra necessariamente derivarne.

Il mercato dei protocolli dietetici, dei pasti sostitutivi e degli integratori dimagranti è stato pertanto inondato da slogan e promesse di eclatanti perdite di peso in brevissimo tempo, lasciando intendere che sarà sufficiente fare pochi sacrifici per poche settimane, per poi poter tornare a mangiare le cose che ci piacciono in tutta libertà. 

La stessa dieta chetogenica è divenuta particolarmente popolare anche, e soprattutto, grazie alla rappresentazione di una tipologia dietetica molto più efficace e rapida rispetto a tutte le altre. 

Parliamoci chiaro, a chi piace rinunciare al proprio cibo preferito, agli aperitivi e alle cene con gli amici anche se sappiamo che, se non controllati, ci faranno ingrassare? 

Soffrire per poche settimane seguendo rigide diete sembra un costo accettabile se così facendo è possibile rimediare ai chili di troppo in breve tempo e tornare presto alle vecchie abitudini alimentari. 

È proprio su questi aspetti che fa leva il marketing delle centinaia di diete esistenti e i professionisti della nutrizione che vantano di far perdere decine di chili in poche settimane, grazie all’ausilio di protocolli chetogenici a ridottissimo contenuto calorico, spesso con allegati pasti sostitutivi dai costi esorbitanti sui quale si percepisce una percentuale sulle vendite.

Purtroppo, la realtà dei fatti è ben diversa:

Le diete non funzionano. 

Non perché non permettano di perdere peso. Anzi, sotto questo aspetto, funzionano incredibilmente bene. 

Secondo questo studio pubblicato sul The American Journal of Clinical Nutrition, tutte le diverse tipologie dietetiche esaminate (chetogeniche e non) portavano al dimagrimento dei partecipanti. Tutte le diete quindi sembrano funzionare, ma da questo studio emergono anche altri dati interessanti:

  • Molti partecipanti hanno abbandonato la dieta e non hanno concluso lo studio.
  • Le persone hanno avuto molte difficoltà a seguire un piano alimentare, specie per quanto riguarda le diete restrittive.
  • Indipendentemente dal tipo di dieta, le persone hanno perso peso nell’arco dei primi sei mesi, ma ne hanno riacquistato una parte nell’arco di due anni.
  • Ciò che ha fatto la differenza tra i vari stili alimentari è stata la compliance dietetica.

Il ricercatore Bradley Johnston nella conclusione della sua meta-analisi, composta da quasi 50 studi, afferma che:

“È stata osservata una perdita di peso significativa con qualsiasi tipo di dieta, sia a basso contenuto di carboidrati che povera di grassi.”

Aggiungendo che:

“Considerando che le tutte le diete sono relativamente uguali, le persone dovrebbero scegliere la tipologia dietetica che ritengono di poter rispettare con più facilità"

Tutte le diete quindi funzionano… fintanto che si è capaci di rispettarle nel tempo! 

Il problema di fondo è che in pochissimi riescono a mantenerle per un lungo periodo, riacquistando il peso perso e rendendole di conseguenza inutili.

I dati presenti in letteratura indicano che l’’80% delle persone ritorna al peso iniziale entro un anno (MacLean et Al.), l’85% entro i due anni (Ayyad e Andersen) e il 95% delle persone recupera tutto ciò che ha perso nell’arco di 3 anni (Langeveld e Hans de Vries). Oltre la metà, riacquista addirittura più peso di quello che aveva in precedenza (Dulloo et Al).

In definitiva, mentre tutti riescono a perdere peso seguendo una dieta ipocalorica di qualsiasi tipo, meno del 5% delle persone riesce poi a mantenere nel tempo i risultati raggiunti. 

Questo accade perché la stragrande maggioranza delle persone ha un rapporto con le diete da prendi e lascia, ON/OFF, alternando periodi di rigidissima restrizione e limitazione alimentare nella speranza di perdere più peso possibile in breve tempo, a fasi in cui si mangia senza alcun controllo, riacquistando tutto il peso. 

Oggi si è purtroppo vittime delle mode alimentari, sempre a caccia della novità e delle scorciatoie, degli alimenti che fanno ingrassare e dimagrire, nella speranza che prima o poi si troverà LA dieta che funzioni davvero. L’unica conseguenza di questo approccio è però un persistente circolo vizioso con effetti yo-yo del peso, che peggiora via via nel corso degli anni.

Ma come è riuscito quel 5% a raggiungere non solo il proprio peso forma, ma anche a mantenerlo nel tempo?

Principalmente, per due ragioni:

  1. Hanno adottato uno stile alimentare che favorisce la compliance dietetica la quale, come abbiamo visto negli studi citati, rappresenta il fattore principale per il successo di un percorso dimagrante.

  2. Sono andati oltre la comune interpretazione di dieta.

Vale a dire che queste persone non soccombono sotto una dieta rigida, opprimente, limitante e stressante, ma sono riusciti a rendere la propria alimentazione un’abitudine alimentare, cucita sui propri gusti ed esigenze, rendendo ormai spontaneo e semplice quel modo di alimentarsi.

Il termine Dieta ha assunto nel tempo un diverso significato rispetto a quello in origine. Citando Treccani:

“Nell’antica medicina greca, il complesso delle norme di vita (alimentazione, attività fisica, riposo, ecc.) atte a mantenere lo stato di salute; oggi, con sign. più limitato, alimentazione quantitativamente e qualitativamente definita, rivolta a conseguire scopi terapeutici o preventivi [...] 2. a. Nel linguaggio com., temporanea astinenza, totale o parziale, dal cibo per dimagrire”

Si assiste oggi ad un vero e proprio stravolgimento del significato di questo termine. 

Ciò che nell’antica Grecia rappresentava un insieme di diversi fattori fortemente interconnessi tra loro e che garantivano salute, benessere e forma fisica ha assunto oggi un significato più limitato, ristretto ad un’alimentazione definita (e di conseguenza rigida, limitante, pre-impostata) e, addirittura, di astinenza dal cibo. 

Si è passati da un’armonia che garantiva benessere, salute e forma fisica, ad un qualcosa di ben distante da ciò.

Oggi la dieta viene intesa come un singolo strumento da utilizzare all’occorrenza, quando si necessita di perdere peso. Un’immagine negativa, cupa e triste che porta inevitabilmente al desiderio di limitarla al più breve tempo possibile, così da attenuare la sofferenza che sembrano inevitabilmente scaturirne.

Stile di vita

Bene, quindi il segreto è rendere una dieta uno stile di vita?

Nì.

Treccani definisce lo stile di vita:

“Un insieme di mode e modelli culturali di riferimento e relativi comportamenti”

Una descrizione coerente più che altro con le dinamiche che si osservano all’interno dei gruppi di persone che affermano di adottare una dieta chetogenica come vero e proprio stile di vita e non come un’alimentazione limitata nel tempo.

Nella maggior parte di questi casi, ciò a cui si assiste non è un approccio sano e razionale ad uno stile alimentare a lungo termine, orientato al benessere e alla sostenibilità, quanto piuttosto il desiderio di sentirsi parte integrante di un gruppo, di appiccicare un’etichetta oggi in voga per definire il proprio modo di alimentarsi, suddividendo i cibi come buoni e cattivi, ma soprattutto risultano presenti diverse false credenze come la presunta dannosità dei carboidrati, così come l’attribuzione di proprietà terapeutiche. 

Se per molte persone l'intrinseca rigidità che caratterizza i modelli chetogenici possa non costituire un problema ma anzi, riesce a favorire la compliance dietetica anche grazie, per assurdo, alle motivazioni appena esposte, per altrettante altre la completa esclusione di determinati cibi e il rispetto dei numerosi vincoli imposti non rappresenta una situazione sostenibile a lungo termine, men che meno come “stile di vita”. 

Se il fallimento delle diete è dovuto ad un approccio rigido e definito nel tempo, seguendo protocolli pre impostati da terzi, la soluzione per una maggior compliance dietetica non può certo essere il fanatismo. 

Il concetto di stile di vita applicato all’alimentazione non solo dovrebbe essere esente da codifiche e rigide imposizioni,ma non dovrebbe neppure essere limitato unicamente all’aspetto dietetico.

Sarebbe più opportuno interpretare uno stile di vita alimentare allo stesso modo della δίαιτα (dieta) Greca, quale complesso delle norme di vita che includono non solo l’alimentazione, ma anche l’attività fisica, il riposo, il rapporto con gli altri e la gestione dello stress, al fine di raggiungere e mantenere uno stato di salute e forma fisica.

Solo effettuando questo shift di approccio alimentare è possibile acquisire abitudini alimentari a lungo termine che non generino frustrazioni e rinunce come una qualsiasi fallimentare dieta pre stampata, portando non solo al raggiungimento e al mantenimento dei risultati, ma ad un benessere globale.

Vita Chetogenica

Da un lato quindi, lo schemino settimanale chetogenico da rispettare pedissequamente vi farà avere dei risultati a breve termine, sempre ammesso che riusciate a resistere quelle poche settimane previste, dall’altro, uno stile di vita chetogenico corre il rischio, se non strettamente cucito addosso a se stessi e soprattutto che abbracci anche gli altri aspetti del benessere, sfociare spesso nel fanatismo e nell’alienazione, allontanandosi dal benessere.

Vita Chetogenica nasce dall’esigenza di tante persone di conciliare i benefici di una dieta chetogenica ad un approccio alimentare sostenibile nel tempo, mirato al raggiungimento e al mantenimento nel tempo del peso forma e ad un benessere più profondo, interrompendo per sempre il circolo vizioso del comune approccio alle diete del prendi e lascia, da cui scaturiscono effetti yo-yo e, in alcuni casi, disturbi del comportamento alimentare.

Le diete non hanno una fine. 

Raggiunto l'obiettivo di peso, non si può semplicemente interromperla e “mangiare normalmente”. Con o senza un regime dietetico, ciò che mangiamo influenzerà la nostra fisicità, e non solo. Allo stesso tempo, è assurdo pensare che per il resto della propria vita si possa seguire un piano alimentare di mantenimento, senza alcun momento di grandi variazioni e libertà.

Per rendere una Dieta Chetogenica non più un menù prestampato ma una Vita Chetogenica, è necessario spostare il focus sulla flessibilità e la necessità di apprendere quei pochi concetti utili al fine di rendersi autonomi nella gestione alimentare.

Ultimate le settimane di adattamento necessarie, lo stato di chetosi dovrebbe passare in secondo piano. 

Vero che la dieta chetogenica nasce con l’obiettivo di produrre un elevato quantitativo di corpi chetonici, ma proprio perché l’obiettivo è dimagrire e star bene, e la chetosi non è direttamente responsabile della perdita di peso, è indispensabile ristabilire le priorità nel proprio modo di alimentarsi. 

Bisogna considerare che la dieta chetogenica nasce in ambito clinico, per trattare l’epilessia farmaco resistente. L’errore che si commette quando si trasla questo regime dietetico dal contesto in cui nasce, in un contesto di dimagrimento per la persona media, senza particolari patologie, è quello di trasportare anche tutta una serie di restrizioni e limitazioni del tutto superflue, che altro non fanno che ridurre drasticamente la sostenibilità a lungo termine e la capacità di attenersi al proprio piano alimentare. 

Calcolato il proprio fabbisogno e ripartiti i macronutrienti, come spiegato qui, è possibile comporre in autonomia le proprie giornate alimentari adoperando una semplice app contacalorie, come MACROS

Acquisire questa capacità consente di non essere più limitati a subire un menù giornaliero impostato da terzi, che non tiene conto di gusti, esigenze, distribuzione dei pasti e imprevisti che possono verificarsi nella giornata, ma decidere in autonomia le scelte alimentari e la composizione dei pasti più adatta all’interno della giornata, prendendo spunto anche dalle idee chetogeniche proposte nel gruppo Facebook.

Tenendo conto inoltre che lo stato di chetosi dovrebbe rappresentare una conseguenza della dieta e non l’obiettivo da perseguire, è possibile non solo essere più tolleranti nella scelta delle fonti alimentari, ma è possibile adottare un approccio ciclico alla dieta chetogenica, alternando giorni di dieta chetogenica a giorni ad alto contenuto di carboidrati.

Che altri dubbi hai?

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