Pesare gli alimenti durante la dieta: buona o cattiva abitudine?

Pesare gli alimenti durante la dieta: buona o cattiva abitudine?

La maggior parte delle persone comincia a pesare ogni alimento prima di mangiarlo quando si mette a dieta. Questa pratica può avere degli aspetti positivi, soprattutto all’inizio, ma presenta criticità che possono diventare piuttosto serie, danneggiando il tuo percorso nel lungo termine.

In questo articolo vedrai quali sono i vantaggi di pesare gli alimenti, quali gli svantaggi, e in che modo prendere il meglio da ambo le parti.

Lati positivi

Sicurezza

I benefici di pesare gli alimenti in una dieta si possono riassumere in due parole: sicurezza e consapevolezza.

Pesare gli alimenti dà sicurezza perché permette di rispettare la dieta senza paura di sbagliare con le porzioni, in eccesso o in difetto. Le grammature, infatti, permettono di avere uno standard fisso, secco, nero su bianco, che toglie ogni dubbio in merito a cosa e quanto mangiare. 

Consapevolezza alimentare

Questa sicurezza è tanto più utile e necessaria quanto più si proviene da un’alimentazione confusa e sregolata. In questi casi, le grammature e la suddivisione in pasti della dieta aiutano a dare un’idea di cosa, come e quanto si dovrebbe mangiare per poter stare bene. In altre parole, questa comprensione getta le basi per sviluppare la propria consapevolezza alimentare che altro non è se non sapere cosa, dal punto di vista alimentare, ci fa stare bene a più livelli (estetico, digestivo, energia lungo la giornata).

Ma, da qui, bisognerebbe fare un passo oltre, in modo da evitare che gli stessi strumenti che ti hanno aiutato a sviluppare consapevolezza non diventino una prigione.

Svantaggi

Costrizione

Se le grammature possono aiutare ad acquisire consapevolezza, se non si “passa oltre” adottando un approccio più intuitivo e meno dogmatico, le stesse finiscono per diventare una prigionia. Ad esempio si può finire per togliere il maccherone che sposta la lancetta della bilancia oltre al limite massimo, ridursi a mangiare verdure scondite per evitare di usare mezzo cucchiaio in più di olio rispetto a quanto previsto dalle indicazioni, oppure si finisce per tagliare via una strisciolina di carne per rientrare nel peso previsto. Sono solo alcuni esempi - ma reali e concreti - dei rischi dietro il seguire acriticamente grammature e porzioni, ossia far sì che l’ossessione di rispettare le indicazioni superi il buonsenso (un maccherone in più o in meno non ha alcun impatto sul tuo percorso. Tantomeno mezzo cucchiaio di olio o una strisciolina di carne).

Innaturalezza

Il dover pesare ogni alimento, rispettando scrupolosamente le indicazioni dietetiche, sposta l’attenzione da sé stessi alla dieta.

E’ facile incontrare persone che hanno smesso di ascoltare i propri segnali interni di fame e sazietà relegando tutto il controllo alimentare alla dieta. Si finisce per mangiare in orari in cui non si ha fame, ma obbligarsi a farlo perché la dieta prevedeva un pasto proprio a quell’ora. Oppure si finisce per alzarsi da tavola non ancora sazi passando le ore successive distratti da un senso di fame e insoddisfazione, quando sarebbe bastato solo un poco di yogurt, del cioccolato o un frutto fresco in più per sfamarsi e sentirsi a posto. Peccato, però, che nessuno di questi alimenti era previsto nel piano alimentare: mangiarli significherebbe avere la percezione di “sgarrare”, con il senso di colpa che ne consegue. 

In estrema sintesi quello che voglio sottolineare è questo: ci si mette a dieta per stare meglio ma, poi, ci si “annulla” per poterla rispettare. È un paradosso.

Tra pesare e non pesare 

Ok, a questo punto sai quali sono i benefici delle grammature e, in senso più generale, quali sono i benefici di seguire le indicazioni dietetiche in maniera rigorosa. Questi benefici sono la sicurezza di sapere che si stanno facendo le cose per bene e un inizio di consapevolezza alimentare.

Hai, però, visto anche gli aspetti negativi delle grammature e delle indicazioni dietetiche quando queste sono prese troppo alla lettera troppo a lungo. Il rischio è quello di passare da sicurezza e consapevolezza (“So cosa mangiare per stare bene e provo serenità al riguardo”) a ossessione (“Devo mangiare solo quello che c’è scritto altrimenti sbaglio e non va bene”).

Purtroppo questa evoluzione da dieta che aiuta a dieta che diventa prigionia sembra segnata e tantissime persone ne hanno ormai avuto esperienza. C’è, però, una soluzione che prevede di iniziare la dieta con un certo rigore e, poi, via via che si fa pratica e si diventa consapevoli, distaccarsene sempre di più, pur mantenendo un certo ordine. Di seguito come:

Inizia seguendo alla lettera le indicazioni fornite • 2-3 settimane

Questo significa mettersi lì e sforzarsi di misurare e pesare i propri pasti prima di cucinarli. Vedila come una fase preparativa, un po’ come quando, alle elementari, ti sforzavi a scrivere bene le frasi dal punto di vista grammaticale e ortografico. Frasi che ti venivano dettate dalle maestre, non le pensavi tu. Scrivere in questo modo è puramente tecnico, asettico, non scrivi nulla di tuo, esegui e basta, ma è un passaggio necessario per arrivare poi a scrivere in maniera “tua” e originale.

Poi passa a misurare con comparazioni visive • 1-3 mesi

Dopo un po’ che stai pesando i pasti e seguendo le indicazioni alla lettera comparirà una vocina che ti dirà, prima che tu pesi gli alimenti, se quello che vuoi mangiare va più o meno bene suggerendoti di mangiarlo e basta senza perdere tempo a pesarlo.

Ecco, molte persone vedono, in questa voce, un segnale di debolezza e di mancanza di forza di volontà quando, invece, si tratta proprio della vocina della cosapevolezza che sta cominciando a farsi strada dentro di te. Ormai sai regolarti per conto tuo, hai maturato quella consapevolezza, la bilancia non serve più come prima: sfrutta il momento e comincia a smettere di pesare gli alimenti. Fai “ad occhio”, senza star a pensarci troppo. Al più, usa misure casalinghe come tazze, bicchieri, ciotole.

Quando pesavi gli alimenti poi comunque li impiattavi prima di consumarli. Nella tua mente si è impressa l’immagine di come dovrebbero apparire i tuoi pasti pertanto, finché quello che prepari a livello visivo assomiglia ai pasti che hai registrato nella mente, va tutto bene.

In altre parole, ormai sai scrivere e non serve che ci sia qualcuno che ti detta cosa scrivere. Sì, certo, qualche errore grammaticale e lessicale scappa sempre ma, nel complesso, i testi sono comprensibili e vanno più che bene.

Infine supera il concetto di “dieta” • Lungo termine

Passare a misurare ad occhio ti permette di fare quel passo in più e liberarti finalmente dal concetto di dieta. Perché? Perchè ora hai in mano uno strumento che ti permette di confrontare i pasti, anche quelli non cucinati da te (ad esempio: pasti fuori per lavoro o per piacere) con quelli “da dieta” che hai interiorizzato.
Grazie alla consapevolezza che hai maturato e alla pratica acquisita nel misurare ad occhio ti sarà immediato capire se il pasto che stai per consumare assomiglia o meno a quello che dovresti mangiare.

Ad esempio, sei al ristorante e mangi una caprese? A livello visivo vedi pomodoro crudo, mozzarella, olio, basilico: probabilmente è un pasto che, tutto sommato, è sovrapponibile ad un pasto “da dieta”. Non solo: guidandoti “ad occhio” puoi correggere errori macroscopici in totale autonomia e facilità.

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Non aver paura di mangiare più del previsto senza rendertene conto e ingrassare. Un giorno forse mangerai un po “di più”, un giorno meno e nel tempo questi “errori” si annulleranno: ricorda che ciò che conta è la media a lungo termine. Anche se volessi, non potresti comunque controllare con estrema precisione ciò che introduci: 

  • Per produrre i valori che vengono scritti in etichetta, viene fatta una stima analizzando solo un campione di alimenti, non tutti, quindi non stai mai davvero assumendo proprio macronutrienti e calorie segnati in etichetta.
     
  • Le calorie e i macronutrienti metabolizzabili variano a seconda degli alimenti scelti, del metodo di cottura, della composizione del pasto, del tuo stato metabolico, delle condizioni del tuo intestino in un dato momento - tutte cose che sono sia individuali (cambiano da persona a persona), sia variabili (cambiano per te, da situazione a situazione; pensa quando hai costipazione o la condizione opposta: in quei casi quanti nutrienti il tuo corpo “trattiene” si modifica enormemente).

  • Il corpo si autoregola costantemente. La quantità e il modo in cui metabolizza calorie e nutrienti variano di giorno in giorno. Quel che importa è la media di lungo termine, motivo per cui alcune volte “grammo più grammo meno”, nel giorno per giorno, puoi lasciarlo passare.

Quindi: pesare o no gli alimenti?

Qualsiasi sia il tuo obiettivo (dimagrire, stare in forma, migliorare la salute, ecc.), non ti sarà d'aiuto pesare sempre tutto quello che mangi perché porta a vivere l’alimentazione con ossessione e impedisce di sviluppare quella consapevolezza alimentare che permetterebbe di regolarti in autonomia, conquistando una certa libertà.

Le grammature e le indicazioni alimentari precise usale per “avviarti”, dopodiché avranno fatto il loro scopo ed è bene - necessario! - passare oltre. Starci “troppo sopra” è deleterio e non ti darà niente di più se non aumentare il rischio di ossessioni e paure ingiustificate. Un tipo di approccio più intuitivo ti permette anche di sfruttare una naturale ciclicità della dieta, utile a mantenere attivo il tuo metabolismo e non permettergli di “impigrirsi”, assecondando anche le richieste del tuo corpo che variano da situazione a situazione. 

Al massimo usa le grammature per “ritarare” l’occhio di tanto in tanto. Ogni 2-3 mesi, riprendi in mano le indicazioni alimentari e controlla se i pasti che stai facendo ad occhio continuano ad essere grossomodo sovrapponibili alle grammature previste.

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